
Nel blog scrivo cosa mi piace, ogni post è, in fondo, un pezzetto di me. Aggiungere? Cosa? Che talvolta mi sento un'aquila? Tal altra il giovane Holden che vaga nei suoi pensieri e malinconie? Mah!
Che attualmente lavoro come fisico al Laboratorio Nazionale di Nanotecnologie?
O forse che mi diverto durante le partitelle a calcetto fra colleghi?
Il mio essere è nelle mie parole...ecco tutto...
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Diario di bordo – 23 Agosto 2004
Sento l’aria fresca che mi s’infila nei capelli dietro le orecchie. Seduto a questo tavolino, qualcosa da sorseggiare, colorata.
Stamani al mare niente meduse…A dire il vero ci siamo spostati, insenatura Acquaviva, poco dopo Castro. Splendido posto, rocce alte, verde a picco sull’acqua, brezza, sole. Mi sto abbronzando lentamente; ricordo quanto più rapido fosse il processo solo alcuni anni addietro…La mia pelle invecchia.
Manu parla al cellulare. Sorride. Mi godo il tramonto bevendo l’ultimo sorso. Resto colpito da una banalità eppure sino a ieri sconosciuta: la parte di cielo opposta al calar del sole mostra una fascia scura che occupa la linea dell’orizzonte, sopra un colorito rosa violaceo e quindi il celeste ormai sbiadito. Non avevo mai riflettuto sul fatto che quella fascia scura altro non è se non l’ombra della terra proiettata sull’atmosfera, il rosso che la cinge dall’alto il residuo della luce solare più bassa…
Capto alcune frasi. Manu sorride ancora. La amo. Intuisco che alcuni nostri amici verranno a trovarci. Quando? Stasera? Domani?
Accanto una tizia ride sonoramente, è allegra. Mi fa piacere.
Stamani l’acqua era di un fresco piacevole, splendido…Son magro, non resisto a lungo prima di provare i brividi del freddo. Adoro la leggerezza del mio corpo nel blu-verde.
Stasera, se non vengono gli amici, cuciniamo qualcosa di buono, poi si esce…
Sto bene.
Manu ha riposto il cellulare nella borsetta.
Dai, alziamoci, guarda che bello laggiù…
Bambolina.
Terracotta.
L’odore del mare giunge sino a questo vicolo, si confonde con le fritture di pesce, il sudore acido, sentori di cuoio e pelli…Suoni e vociare, schiamazzi lontani e motorini più giù…
I negozietti illuminano le strade, i volti incuriositi dei turisti….
Ha comprato una bambolina in terracotta.
Io e lei passeggiamo, osserviamo, ridiamo
(viviamo)
scherziamo, fuggiamo via sul ponte, arriviamo al castello.
Una ragazza balla la pizzica col suo foulard rosso…Suonano, chitarre, tamburelli, entra nelle vene, nel sangue, bolle, ritmo che ti assale e avvolge, frenetico, sempre più veloce…
E l’odore del mare ancora nelle narici…
Gli alberi delle barche a vela nella notte, all’orizzonte…
Le luci riflesse su acqua baluginante…
I vicoli antichi pieni di vita moderna…
Si torna…
Si ritornerà…
''In tutte le epoche l'umanità ha cercato di svelare il significato della vita, nella convinzione che se si potesse dare una direzione ed un senso al nostro agire, e a tutto il resto, grandi forze umane verrebbero liberate. A questo grande interrogativo sono state date nei millenni le risposte più diverse. I sostenitori di una teoria guardavano con orrore ai sostenitori di un'altra, convinti che un punto di vista differente avrebbe incanalato tutte le energie del genere umano nella direzione sbagliata, portandoci in un vicolo cieco. …
Il sogno dell'umanità è trovare il canale giusto. Qual è il significato di tutto quanto? Cosa possiamo dire, oggi, intorno al mistero dell'esistenza? Se teniamo conto di tutto, non solo di quanto sapevano gli antichi, ma anche di quello che loro ignoravano e noi abbiamo scoperto, allora credo che l'unica risposta onesta sia: nulla. Ma credo anche che con questa ammissione abbiamo probabilmente fatto un passo nella direzione giusta.
Ammettere di non sapere, e mantenere sempre l'atteggiamento di chi non sa quale direzione è necessario prendere, ci dà modo di variare, di riflettere, di scoprire cose nuove e di avanzare nella conoscenza di noi stessi, per riuscire a fare quello che veramente vogliamo, anche quando non sappiamo cosa vogliamo.
Guardando indietro, si ha l'impressione che i periodi peggiori della nostra storia siano quelli in cui era più forte la presenza di persone che credevano in qualcosa con fede cieca e dogmatismo assoluto, prendendosi tanto sul serio da pretendere che il mondo intero la pensasse come loro. E poi facevano cose espressamente in contrasto con i loro stessi principi al fine di dimostrare la verità della propria dottrina.
…l'unica speranza per un progresso dell'umanità in una direzione che non ci porti in un vicolo cieco (come già tante volte è successo in passato) risiede nell'ammissione dell'ignoranza e dell'incertezza. Io dico che non sappiamo quale sia il significato della vita e quali i giusti valori morali, e non abbiamo modo di sceglierli."
"Come scienziato, conosco il grande pregio di una soddisfacente filosofia dell'ignoranza, e so che una tale filosofia rende possibile il progresso, frutto della libertà di pensiero. E come scienziato sento la responsabilità di proclamare il valore di questa libertà, e di insegnare che il dubbio non deve esser temuto, ma accolto volentieri in quanto possibilià di nuove potenzialità per gli esseri umani. Se non siamo sicuri, e lo sappiamo, abbiamo una chance di migliorare la situazione. Chiedo la stessa libertà per le generazioni future."
Richard P. Feynman, "Il Senso delle Cose", Biblioteca Scientifica Adelphi, 2002
Non ho eroi, non idoli da imitare, nessun mito. Ho solo dei maestri. Uno di essi è il grande fisico Feynman, conosciuto purtroppo solo per mezzo delle pagine da lui scritte. Scriveva, o meglio, parlava così in una serie di conferenze tenute nel lontano 1963 presso l'Università di Washington.
Mi guardo attorno, mi chiedo sconsolato se mai queste parole saranno prese sul serio dai potenti della terra.
Un lungo commento ad un post precedente (lunedì 19 Aprile)…
L’amicizia, l’essenza di chi scrive…
Cosa sanno realmente, le persone che leggono queste pagine, dell’autore, di me? Ho già affrontato in parte l’argomento in un vecchio post.
Sanno ciò che la mia voglia di comunicare fa sapere loro, non per mia consapevole scelta, ma per un bisogno di comunicazione che trasuda in certi momenti ed in presenza di certi stati d’animo, assenti i quali generalmente si ha voglia più di fare una corsa sotto il sole che sedersi di fronte al video; conoscono una parte di me che traspare dalle righe qui presenti, dal modo che ho di scriverle, dagli argomenti trattati…
E’ una piccola porzione del mio essere, spogliata fra l’altro della fisicità, parole e pensieri privi delle labbra da cui vengon fuori.
Intuiscono quanto nascosto dietro le frasi, i sottintesi…
Accanto vi è un piccolo profilo della mia personalità, mi piace; è tutto lì? Ovviamente no, lì è quello che nel momento in cui scrivevo sentivo emergere dal profondo. Manca il gusto che ho nello scarabocchiare con tempere e colori, per esempio…Manca l’elenco dei miei film preferiti (2001 odissea nello spazio, Full Metal Jacket, Shining, Un cuore in inverno, Eyes wide shut, Guerre Stellari, Il Signore degli Anelli…e siamo solo ad un assaggio), assente il mio pensiero sociale e politico, non traspare a fondo il rapporto che ho con le persone…Accanto c’è scritto che fra gli scrittori preferiti vi sono Henry Miller, James Joyce, o Banana Yoshimoto…Perché? Cosa mi hanno dato le pagine di costoro? Quali sensazioni, quali emozioni? Non c’è scritto. E allora ognuno potrebbe congetturare sul motivo per cui apprezzi certi autori più di altri.
In alto c’è un quadro di Magritte…Perché? Mi piace tale pittore? Certo, come i surrealisti in genere, ma adoro anche gli impressionisti. E’ per questo che il quadro è li sopra? No, è lì per il significato che ha. Le illusioni che la nostra mente trasforma in certezze, un monito se vogliamo. Questo dice più del mio essere di quanto potrebbero fare mille post…
E cosa sanno i lettori del mio vissuto? Poco, quanto racconto nei miei post del rimembro…
Credo comunque si intuisca la struttura generale della mia personalità…
Credo si intuisca come non sia, per fare un esempio banale, un figlio di puttana, o un cattivo…
E del resto forse conoscono più di quanto molte persone che frequento ogni giorno sanno di me. Perché in queste righe sono libero di essere me stesso senza inconsci condizionamenti sociali o di gerarchia.
Poi l’amicizia…già…come è vero ciò che scrive nel commento. Non si può vivere di rendita. L’amicizia va coltivata, a volte anche con sacrificio. E sono il primo a rendermi conto di come capiti di allontanarmi da tale comportamento…E ci sto male. Perché vorrei fosse diverso, perché vorrei che, dannazione, imprevisti o situazioni particolari non capitino proprio quando si avrebbe la possibilità di coltivarla. Soprattutto quando si è lontani e ci si vede poche volte l’anno. E vorrei che la mia incapacità di comprendere a fondo, ascoltare, sparisse come un velo diafano al vento…
Quand'è che cambiamo strada?
Quel momento della vita in cui ci si ferma, ci si guarda attorno e la strada dapprima unica e luminosa comincia ad apparire meno unica, meno luminosa. Quel momento in cui dubbi ed incertezze filtrano dal profondo, inarrestabili, talmente potenti da lasciarti vedere finalmente tutte le vie ed i vicoli che occultavi al tuo stesso sguardo.
Quand'è che fermi all'incrocio di strade diverse e prima invisibili ci rendiamo conto di aver fatto la scelta errata? Quand'è che infine l'istinto prevale e guida verso la nuova via lasciandoci abbandonare ciò che sino a pochi istanti prima appariva certo e lineare?
Nasce da dentro?
O gli eventi esterni costringono, obbligano l'occhio a dischiudersi finalmente?
Ho trascorso più di tre anni della mia vita percorrendo una strada non mia. Ho perso più di tre anni in una facoltà, Ingegneria, priva per me di quegli stimoli culturali ed intellettuali che nel profondo cercavo. Senza che ne fossi cosciente. Quand'è giunto quel momento in cui, fermo, ho visto con chiarezza la mia vita? Quando ho abbandonato la strada intrapresa seguendo il mio cuore, iscrivendomi a Fisica? Quando mi sono reso conto di essere talmente fortunato da avere una famiglia che con sacrificio ha sostenuto le mie scelte e la mia quotidianità?
Oggi che il pezzo di carta è lì, con il mio nome sopra, non lo ricordo più. Non ricordo più i percorsi interiori che mi hanno portato qui.
Ricordo che l'anno della svolta coincise con l'anno in cui conobbi Manuela. Avevo già deciso? O fu lei ad aprire definitivamente il sipario del mio essere, farmi comprendere ciò che dovevo?
La nostra vita scorre, e talvolta non ricordiamo alcuni fra i momenti più importanti.
I rapporti tra le persone sono misteriosi. Le amicizie evolvono, condizionate dalle scelte, dalle contingenze. Può capitare che i percorsi un tempo paralleli si separino, eppure le persone restino legate. Talvolta tale legame può apparire assottigliato, ma nel profondo è rimasto solido, anche se pigrizia o eventi possano far pensare il contrario…
Panta rei dissero.
Bye!
…Puoi produrre il suono di due mani che battono insieme. Ma che cos'è il suono di una mano sola?…
…Che cosa era la tua faccia originaria, quella che avevi prima che i tuoi genitori ti mettessero al mondo?…
Questi sono due esempi di koan, ovverosia problemi assurdi, oscuri, cui il maestro zen sottopone il discepolo allo scopo di renderlo consapevole in maniera drammatica dei limiti della logica e del ragionamento. La soluzione di tali quesiti è più o meno univoca, e quando la si trova il paradosso cessa di essere tale e rivela un profondo significato…
Risolvendo e riflettendo un ragazzo apprende le verità dal maestro, senza che questi gli insegni esplicitamente nulla...il ragazzo coglie l'essenza della realtà da solo…
Torno su un argomento già affrontato in un precedente post. Perché con paradossi simili dovettero fare i conti i fisici del primo novecento…tutto ciò che appariva chiaro ed univoco crollò distrutto dai dati e dai risultati…Nacque la meccanica quantistica…e buona notte alla logica come era ed è tuttora conosciuta.
Spesso sento dire "sei un fisico, sei troppo logico, troppo schematico, troppo razionale…", e la cosa mi dispiace: non c'è nulla di più fantasioso e creativo della fisica teorica…Lo so che ai più una simile affermazione può apparire una stronzata…Eppure è così…Anche i mondi più fantasiosi creati dalla mente di uno scrittore, i quadri più astratti, le sculture più eccentriche…restano tuttavia legati al mondo così come lo vediamo e viviamo ogni giorno.
Le equazioni dei teorici invece tale mondo lo prendono, lo smontano e ne rivelano l'illusorietà, creando universi talmente lontani dal nostro buon senso comune…e tutto sembra quadrare!
Mi dispiace quando il mio scetticismo viene associato a mancanza di poesia, fantasia…E' proprio il contrario, eppure…
Mi dispiace essere inquadrato per quello che non sono sulla base di cliché culturali che pretendono il fisico o il matematico buzzurri freddi e insensibili privi di poesia…
Come se tentare di comprendere la realtà che mi circonda sia di per sé un attentato alla bellezza della realtà stessa: conoscere a fondo una bella persona, comprenderne ogni aspetto, ogni difetto ed ogni pregio…la rende forse meno bella? Meno interessante? Non credo…
Riflessioni buttate lì in un pomeriggio umido e piovoso…
Bye!
Birra rossa amara. Kwak, belga, 8 gradi. Non ci sono più abituato…Mi girava un po' la testa ieri sera; in compenso nel pub davano buona musica, video e sottotitoli.
La gente ai tavoli simile, differenti stili, diversi sguardi, mutevoli stati d'animo, coppie e comitive, e quel dannato fungo termico sulla testa che brucia la schiena e lascia gelare il petto! Notavo la differenza con Roma.
Roma, un mesetto addietro; devo essere alle due del pomeriggio al centro ricerche ENEA a Casaccia. Arrivo alla Termini il giorno prima. L'albergo è prenotato, ho il tempo di girare un po’ per la città di sera. Trattoria tipica, accanto una coppia tedesca, sulla cinquantina, sono allegri. Lei visibilmente brilla, lui stravaccato sulla sedia; ridono…chissà cosa si dicono, non conosco il tedesco. Più in là due ragazze giapponesi, una si alza per andare in bagno, deve passare dietro di me, stretto, mi sposto. Mi ringrazia tre volte, che strano, sono gentili. Gente di ogni genere, talmente tanti stili e volti…
C'è differenza con la mia piccola città del sud, bomboniera barocca, tranquilla, piacevole abitarci certo; ma così scarsa diversità!
Roma. Sono seduto a prendere un tè con un mucchio di fogli davanti, su in alto al piano della Termini. Guardo giù il via vai, c'è una signora con cappellino che staziona da tempo dinanzi allo stesso scaffale della libreria interna; starà leggendo per intero quel libro invece di comprarlo…Che confusione, il tè si raffredda, passa un tipo strano che guarda la mia borsa in pelle marrone, istintivamente la tiro a me seguendolo con lo sguardo. Se avesse avuto cattive intenzioni certamente nemmeno mi sarei accorto di lui…
A piedi ci si stanca, ma ne ho voglia. Respiro la maestosità. Fra poco si torna giù.
Avevo la possibilità di andarmene in congresso in Australia a giugno, avevano accettato un mio lavoro per una presentazione orale…Non ci sono fondi, dovrei pagarmi gran parte delle spese. Non è il caso, peccato, sarà per la prossima. E' comunque una soddisfazione, magra consolazione…
E ieri sera quella birra mi ha fatto pensare e osservare. Anche se a Manu non piace il suo odore, ogni tanto me ne concedo una…
Stasera non uscirò. Telefono, cena, poi Banana Yoshimoto, leggo H/H. Una delle mie scrittrici preferite.
Bye!
Ieri notte ho visto un telefilm su Italia 1, Nip/Tuck.
Non è malvagio.
Ero da solo di fronte allo schermo. La scena finale mi ha fatto tornare alla mente alcuni avvenimenti.
Sono due anni che Oscar non c’è più. O tre? Diamine, nemmeno lo ricordo!
Un giorno di Febbraio ha deciso che non erano più in lui le forze per andare avanti. Una stanza al quinto piano, una sedia, una finestra sulla strada, sotto le auto che passano e la gente che cammina…
Era un caro amico, e non ci siamo accorti in tutti quei mesi di quanto stesse male. Era taciturno, un po’ estraniato, giocavamo a giochi da tavolo od uscivamo in pizzeria e lui era “assente” sebbene sempre con il sorriso.
L’ho conosciuto vulcanico, pieno di vita e allegria. Così vorrei ricordarlo, e tuttavia non riesco a far altro che pensare alle ultime volte. C’era qualcosa che non andava, tutti ritenevamo che si trattasse di un momento giù, come capita, l’università che pesa, la vita con i suoi alti e bassi…E invece era più grave di quanto potessimo immaginare. Forse è colpa del nostro essere concentrati su noi stessi, troppo per capire anche i nostri più cari amici.
Scherzavamo insieme, battute per tirarlo un po’ su e lui sorrideva, talvolta partecipava. Mascherava le tenebre che dentro crescevano, rodevano, oscuravano…
E noi non siamo stati capaci di capirlo.
E noi così idiotamente presi da noi stessi.
Come si agitò durante il Signore degli Anelli, il primo dei tre, al cinema; eravamo seduti accanto e sobbalzava ad ogni scena, occhi sgranati…
Anche lì qualcosa non andava, ed io? Io incapace di capirlo, io a sorridere e sdrammatizzare, io a dire ma dai è solo un film…Forse sono stato solo un idiota.
E adesso mi manca un amico.
Farei bene a non vedere certe cose in tv.
Farei bene a scrivere cose più allegre, ma oggi mi manca un amico!
Ciao Oscar.
Uta-jima…Isola del Canto in giapponese.
La diversità culturale è affascinante.
Visioni della realtà così lontane fra loro, fondamentalmente diverse. Siamo abituati a ragionare in termini di bene e male, bianco o nero, esistenza o non esistenza; il vecchio buon senso comune dell’occidentale medio.
Che ciò derivi da Platone? O da prima ancora? Può darsi.
E tuttavia basterebbe parlare con un buon fisico per comprendere come le contrapposizioni, tutto ciò che costituisce il nostro buon senso comune siano pie illusioni: la realtà se ne frega altamente di quello che ci sembra o ci appare…
Una particella c’è o non c’è, non ci son versi…Bè, sarebbe rassicurante se fosse davvero così, peccato che non lo sia: sapete (e semplifico sperando che qualche fisico non legga!), in realtà la meccanica quantistica ci insegna che quella particella c’è e allo stesso tempo non c’è, è qui e allo stesso tempo è lì o lì. Strano? Ragazzi, se così non fosse vi sognereste il cellulare che usate tutti i giorni o i laser che vi curano la miopia…
Si tratta di concetti terribilmente complessi che fanno strage completa di tutto ciò cui siamo abituati a pensare vivendo nella realtà quotidiana…concetti che in occidente hanno un’età incredibilmente giovane, nemmeno cent’anni…
Eppure, eppure…
Eppure le filosofie orientali da sempre hanno una visione della realtà che si fa un baffo del senso comune, che coincide, nella struttura di fondo, in maniera impressionante con quel che vien fuori dalla fisica teorica moderna (il buddismo in particolare: capita di leggere brani di un saggio lama o di un noto fisico teorico che parla di particelle elementari e non riuscire a distinguere chi stia parlando di cosa, tanto simili sono i concetti espressi).
C’è da pensare.
E’ impressionante.
Siamo così abituati a pensarci unici, individui; e non ci rendiamo conto di come siamo in realtà in costante interazione con ciò che ci circonda, che si tratti di esseri animati od inanimati…il nostro corpo scambia ogni istante particelle con l’ambiente che ci circonda e ne riceve, siamo parte indivisibile di un tutto, altro che individuo singolo e staccato dal resto! Viviamo in una rete inestricabile di interrelazioni…Eppure a noi occidentali spesso pensare a ciò fa venire il mal di testa. Mentre è naturale per un cinese od indiano o giapponese.
Se non si riflette su ciò diviene realmente impossibile comprendere gli stili di vita, gli atteggiamenti, il sentire di comunità così diverse dalla nostra: il loro intero sistema sociale si fonda su una visione della realtà differente (e, sembra, proprio vicina a ciò che le teorie fisiche più recenti affermano!).
"Perché dobbiamo sempre darci tanta pena per descrivere le miserie e le imperfezioni della nostra vita, e per dissotterrare personaggi dagli angoli selvaggi e remoti del nostro paese?"
Così Gogol.
"I selvaggi e remoti angoli della terra erano tutt'intorno a me soltanto ad un tiro di pietra dai confini che stabiliscono il nostro aristocratico distretto."
Così Henry Miller in Nexus.
Le strade lì si schiudevano in direzioni altre…A me tornano alla mente queste righe e mi lasciano spaziare per sentieri miei e diversi.
Talvolta mi guardo intorno e mi chiedo cosa spinga tanta gente a pensare sempre al negativo, a lasciarsi sommergere dal senso del dolore (è catarsi direbbero in tanti, cultura tipica della nostra civiltà). Diavolo, c'è della merda attorno, spesso ci soffochiamo dentro. E' indubbio.
Ma non c'è solo merda. E' possibile che manchi così la capacità di anche solo annusare i gigli che crescono sulla merda?
Divago. Tolstoj nell'incipit di Anna Karenina: "Tutte le famiglie felici sono simili fra loro. Ogni famiglia infelice è infelice a modo suo."
Non c'è più la capacità di stupirsi, meravigliarsi per quello che c'è, che vediamo, che tocchiamo, sentiamo annusiamo assaporiamo. E' dannatamente scontato.
E allora? Si muore nella noia, indifferenza, apatia della mente. Un uomo è morto nel momento in cui smette di stupirsi. Non c'è davvero più curiosità?
E quando è successo?
Il punto è che essendo io terribilmente curioso e teso alla comprensione di ciò che mi circonda…Mi sembra così naturale, normale…Vedo il sole rosso del tramonto, ovale, mi viene spontaneo chiedermi "perché è rosso? Perché è ovale e non rotondo come a mezzogiorno? E non blu e quadrato…". Domande per nulla peregrine! Ci sono ragioni e leggi fisiche dietro il fatto che sia rosso e tondo…Eppure quale atteggiamento va per la maggiore? Il "ma chi se ne frega, ma rilassati, è ovale e basta, quante seghe mentali!".
L'indifferenza più gretta per tutto. L'esempio del sole è stupido, si sa perché è rosso e ovale al tramonto.
A volte mi sembra di essere circondato da "bambini" che camminano annoiati su una spiaggia, trovano una madreperla, ci danno un'occhiata distratta, al più dicono "mmh! E tirano avanti. Tutto qui. E mi sembra di essere un marziano poiché mi fermo, la raccolgo, ne ammiro la bellezza, alzo lo sguardo al mare, verso la linea dell'orizzonte e comincio a chiedermi da dove verrà, cosa nasconde il blu-verde che ho davanti, che diavolo ci sarà lì sotto, dove, quanto si estende…e poi più su oltre l'orizzonte, l'universo…
Sono assetato di conoscenza.
Eppure anch'io bevo allegre pinte di doppio malto con gli amici, passo serate fantastiche con la mia fidanzata, vado al cinema a vedere Il signore degli anelli o The others o magari video in casa, Kubrik o comici brillanti…
E quando capita di cominciare a parlare un po', tolte le solite stronzate sul grande fratello o l'ultima moda quant'è scomoda…se appena appena la serata vira verso la profondità eccoti "ma mi viene il mal di testa solo a pensarci, è notte, il cervello non va più…"
Che tristezza.
Vegetano. Le persone oggi vegetano. Forse è la velocità del cambiamento. Forse non si ha la capacità di reggere il ritmo. Il motore va fuori giri, mi devo fermare, fondo…
Forse è l'atteggiamento più diffuso…Quello che mi circonda è così dannatamente complesso che preferisco spegnere, stop, alt…Vegeto, me ne frego, penso al sabato in discoteca o a cosa mettere per essere trendy e più di così no, è faticoso, mi stanca, che palle! Voglio cose semplici, datemi risposte pronte, semplici e preconfezionate così sto tranquillo e non devo sforzarmi a cercarle da me, anzi no, non voglio nemmeno sforzarmi di pormi delle domande quindi oltre alle risposte fornitemi anche le domande, ecco, così, è facile e non faccio fatica, e chissenefrega se si tratta di domande prive di senso e risposte cazzone, mi va bene così, tanto sabato mi tiro e vado a ballare e sballare per non pensare…è lo scopo della mia vita, il senso e non-senso, datemi musica a palla nelle orecchie, non voglio più pensare, voglio adeguarmi alla massa, non ho la forza nemmeno di distinguermi, perché fare il marziano, voglio sicurezze e certezze…
Divago ancora. Ho paura, ho il terrore che questo sia davvero l'atteggiamento più diffuso.
Con conseguenze deprimenti: risposte facili, chi te le dà? Ed ecco le fughe nel paranormale, esoterico, new age, et similia. Risposte facili e preconfezionate. Qualcosa non si spiega ancora? Facile, mi danno tante belle risposte e spiegazioni rassicuranti medium, cartomanti, guru, sensitivi, maestri…Perché non prenderle per buone? E' così dannatamente rassicurante e facile! Perché far fatica ed accendere il mio spirito critico, riflettere, sforzarmi di non lasciarmi ingannare da ciò che dicono i miei sensi?
Sembra che la stragrande maggioranza di chi mi circonda preferisca vedere realizzati i propri sogni e le proprie speranze piuttosto che tentare di capire come stanno veramente le cose.
E' deprimente.
oggi
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